2008-02-16

“Mia diletta, Io devo parlarti per i Miei preti. Amen”.

 

“Mia diletta, scrivi. Sia questo il tuo ringraziamento alla Mia Messa, il Mio celeste e Divino Sacrificio, che ti insegna a vivere ogni giorno secondo l’alta ed esigente, amorosa Mia Legge di santità. Amen.

Come passa presto la vita terrena, Mia diletta! Come il fiore del campo, in verità. Ed è proprio a tal proposito che Io, Signore del Cielo e della terra, voglio e desidero parlare ai Miei unti stamani: Miei diletti, come passa la vita di quaggiù!

Ricordatevi, voi che avete studiato teologia, cosa siete al mondo a fare e che una sola è la cosa necessaria: conoscere, amare, servire Me, Cristo – nei poveri fratelli e sorelle – per poi poterMi godere eternamente in Cielo. Amen.

Miei diletti preti, ricordando la brevità della vita, fate in modo di non attaccarvi alle vanità mondane e terrene … almeno voi, o eletti Miei, pupilla del Mio occhio divino destro, non dateMi l’amaro ed estremo dolore di vedervi perduti per sempre nell’Inferno! Amen.

Riprendete, fra l’altro, la santa e benefica devozione all’Angelo custode.

Diletti, avete studiato in seminario, ma certe volte i veri e più profondi, concreti insegnamenti sul vivere cristiano li otteneste in dono in famiglia: PRATICATELI OGNI GIORNO!

Deponete i fardelli inutili del fare-fare – oh! quanto insisto su questo! – e tornate all’adorazione frequente, alla devozione AMANTE a Me, vostro Dio Eucaristico.

Tornate a guidare e dirigere le anime!

Siate come Me, sul Mio esempio, dei buoni samaritani verso i poveri che incontrate sulla vostra strada. Non disprezzateli, affinché Io non debba annoverarvi, in quel giorno supremo, fra i maledetti. No, Miei cari preti! Voi e le Mie vittime dovete essere, secondo il Mio piano, molto misericordiosi e zelanti verso TUTTI i poveri, buoni e cattivi, non tocca a voi giudicare. Amen.

Non disprezzateli, poiché vi ricordo, e voi, unti Miei, ben lo sapete: nel povero, nel misero – corporalmente e spiritualmente – Mi nascondo, Mi celo, Io, Cristo.

Miei unti, vi richiamo fedelmente ai fondamenti semplici, concreti, evangelici della Mia vera Parola di Vita, affinché l’ora della morte non vi piombi addosso improvvisa come un castigo, ma piuttosto la vostra morte possa essere il compimento supremo di una vita santa nella carità: una sorella amata che vi prende per mano, eletti e casti Miei, per condurvi alla Casa del Padre Celeste, che vi attende con GRANDE AMORE.

Miei unti fedeli, quanto vi amo! Quanto Mi siete consolanti al Cuore trafitto da MOLTE colpe, anche di vostri confratelli nel sacerdozio!

E’ vostro preciso ed amoroso dovere pregare ogni giorno, perché questi unti, che si sono traviati, tornino presto alla casa spirituale del Padre Mio, in seno alla dolce Madre mistica, la Santa Chiesa, pienamente incorporati ad essa e a Me perché non più morti, ma VIVI nella Grazia Santificante. Amen.

Mia diletta, continuerò a parlarti all’adorazione di stasera, sulla morte dei Miei unti. Amen …

Il Cristo Redentore, che a te si comunica in questa Quaresima di Grazia. Amen”.

 

 

Locuzioni interiori ricevute il 16 febbraio 2008, dopo la Santa Messa, in chiesa.

 

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