2008-03-13

“Scrivi, o Mia diletta anima. Amen.

O cristiana fedele, unta del Padre in Me, Cristo Dio Unico e Vero,

 

Nota: in questo caso, l’espressione “unta del Padre in Me” è da intendersi in riferimento ai Sacramenti di Battesimo e Cresima.

Anzitutto, per quanto concerne il Santo Battesimo, ecco quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1241: L’unzione con il sacro crisma, olio profumato consacrato dal vescovo, significa il dono dello Spirito Santo elargito al nuovo battezzato. Egli è divenuto un cristiano, ossia “unto” di Spirito Santo, incorporato a Cristo, che è unto sacerdote, profeta e re.

E riguardo al Sacramento della Santa Cresima, ai numeri 1293 e seguenti, leggiamo: Nel rito di questo sacramento è opportuno considerare il segno dell’unzione e ciò che l’unzione indica e imprime: il sigillo spirituale. L’unzione con il sacro crisma dopo il Battesimo, nella Confermazione e nell’Ordinazione, è il segno di una consacrazione. Mediante la Confermazione, i cristiani, ossia coloro che sono unti, partecipano maggiormente alla missione di Gesù Cristo e alla pienezza dello Spirito Santo di cui Egli è ricolmo, in modo che tutta la loro vita effonda il “profumo di Cristo” (2Cor 2,15). Questo sigillo dello Spirito Santo segna l’appartenenza totale a Cristo, l’essere al suo servizio per sempre.

Possa ciascuno di noi - figli adottivi del Padre in Cristo Gesù – avere una più profonda consapevolezza del grande, inestimabile dono che Dio ci ha concesso mediante il Santo Battesimo e dell’alta dignità che il Signore Dio nostro ha voluto conferire a ciascuno di noi che siamo stati battezzati nella Morte e nella Risurrezione di nostro Signore Gesù. Comportiamoci, dunque, con il sostegno della Divina Grazia, sempre come figli della luce.

 

stamani, mentre sono qui a te di fronte, anche se tu non Mi vedi – mentre MOLTO lo desidereresti – Io ti sussurro all’orecchio destro del tuo cuore – quello nobile e a Me caro, quello del BENE – qualcosa a riguardo della santa POVERTA’, quella che Io voglio, desidero e chiedo a tutte quelle persone, uomini e donne, che un giorno Me l’hanno promessa con voto. Amen.

Ora Mi rivolgo alle Mie dilette spose, le suore, e dico loro, a ciascuna in particolare: Io, Cristo Vero ed Unico, Mi rivolgo a te, cara sposa e sorella Mia diletta, e per prima cosa ti dico che, nella MIA RELIGIONE - l’unica vera – è fondamentale la POVERTA’ DEL CUORE, LA POVERTA’ IN SPIRITO, appunto. Senza di essa a che serve che tu sia indigente materialmente, e magari anche invidiando la sorte effimera dei ricchi, degli intelligenti, dei possidenti di questo mondo passeggero e falso?

Mia diletta sposa, suora Mia amata, suorina dolce al Mio Cuore Ardente di Sposo e Consorte Divino, follemente innamorato di te, Mia piccola creatura, RICORDATI SEMPRE: Io, Gesù Cristo, Dio e Uomo, tuo Sposo Amantissimo, ti insegno stamani che, in verità, la VERA POVERTA’ che Io desidero e bramo può risiedere stabilmente solo in un CUORE VERGINE, cioè NON idolatra, TUTTO votato e consacrato a Me, Cristo Gesù, Sommo Bene dell’anima tua e di tutta la tua vita, o casta vergine sposa. Amen.

Vengo, inoltre, a ricordarti, Mia cara suora professa – anche con voti temporanei – che è GRANDE il premio riservato al cuore VERGINE e POVERO, all’ANIMA POVERA: ad essa appartiene il Regno dei Cieli. Amen. Mia cara, diletta, mistica sposa, neppure l’oggetto più caro, il gioiello più prezioso, la perla più singolare possono minimamente uguagliare il pregio infinito, incommensurabile della VITA ETERNA, premio Mio certo, da Me preparato per tutte le ANIME POVERE e CASTE; ché ne ho nel mondo, in questo povero, labile mondo, e non solo nei monasteri. Amen.

Un’ultima raccomandazione, a voi, Mie spose dilette e amate: non curate troppo il vostro corpo, altrimenti dimostrate – con le opere – di non essere né povere, né modeste, né spiritualmente vergini, ciò che Io Cristo, vostro Amante Mistico ed Infuocato, bramo di più. Amen.

Ho finito, per ora, Mia diletta serva … Vi amo, figli e figlie spose.

Il tuo e vostro Gesù Cristo Vero Dio VIVO. Amen, amen, amen”.

 

 

Locuzioni interiori ricevute il 13 marzo 2008, durante un’adorazione al Santissimo Sacramento.
 
 
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