2008-04-17

“Mia diletta, Io voglio parlarti. Amen.

Desidero continuare ora, in questo luogo di grazia – grande grazia, dimora delle Mie spose amate – il discorso che ti stavo facendo a riguardo del Mio sacerdote infedele e pedofilo; purtroppo, in verità, uno dei più sciagurati fra i Miei ministri, che, con i suoi comportamenti turpi e gravemente scandalizzanti il prossimo – i MIEI PICCOLI in special modo – si è reso indegno della santa ed alta vocazione ricevuta in dono da Me, Cristo Dio, per la salvezza dei fratelli e sorelle, e NON certo per contribuire alla loro rovina temporale e, massimamente, eterna. Amen.

 

Ora, Mio ministro, Mio caro figlio, a Me e a te: quanto ho pianto nel Mio dolcissimo e sensibilissimo Cuore, il giorno maledetto che ti ho visto concepire progetti molto iniqui nella tua anima sacerdotale, segnata col Mio Divino Sigillo – lo Spirito Santo – e con l’indelebile carattere del Mio Sacerdozio Eterno! Quale spina pungentissima hai premuto in Esso, o diletto, quando hai progettato di carpirMi un innocente, un bambino, un piccolo. E che schifo orrendo vedere coi Miei purissimi occhi divini ciò che Io già sapevo da sempre: i tuoi occhi, divenuti come quelli d’un lupo famelico – insaziabile e vorace – posati con vergognosa libidine su quella piccola creatura, su quella carne magari persino ancora intonsa … oh, Mio ministro!! Chi ti ha suggerito una tale turpitudine? Oh! Io lo so bene: il demonio, la tua concupiscenza bestiale non domata – ma, al contrario, TROPPE VOLTE impunemente consentita –, la seduzione fallace dei sensi, e la ferita orrenda e grave che tu stesso ricevesti – nel cuore e nell’anima – nella tua violata infanzia, ormai lontana. Amen.

Ecco, come Adamo peccatore – o Mio ministro, che fosti unto per Me – hai ascoltato il fischio ingannevole delle sirene della carnalità; hai dato retta al padre di tutte le menzogne, diffidando, d’altro canto, di Me, Cristo e tuo Salvatore Adorabile – che t’ha ricomprato con TUTTO IL SANGUE per il Cielo …

O Mio ministro, come si è potuti giungere a tanto? Sì, parlo a te e a tutti i sacerdoti che si sono pervertiti come te. Lo so bene: purtroppo, il tuo amore per Me, non radicato nella roccia ferma del Mio Santo Volere, si è ben presto – troppo presto – frantumato a terra … hai voluto le tue misere cose, come il figliol prodigo, e sei andato in un paese molto lontano da Me e dal Cielo Santo.”

 

(pausa)

 

“Ti parlo, o Mio amato, perché Io non sono venuto per i sani, ma per gli infermi … e tu sei molto malato, figliolo Mio caro.

Vengo a dirti ora di pensare se sia il caso o meno di procedere nel cammino della tua povera vita come Mio presbitero. Pensaci, caro. Se tu intendi chiaramente continuare a discendere nell’abisso spaventoso delle tue perversità – innominabili per il Santo dei Santi –, allora Io, nel sommo ed accorato rispetto che ho di te, figlio caro, ti dico: chiedi la riduzione allo stato laicale, e fallo presto, ché è meglio per te, Mio unto. Perché vuoi dannarti col nome di sacerdote, e magari persino religioso? Non conviene, caro. Non rimanere qui, in questo stato sacerdotale, per tuo comodo finanziario. Se fai così, pensando di fare lo scaltro con Me, sappi che anche su questo abuso sarai chiamato in giudizio dalla Mia Parola, che condanna coloro che, conoscendola, non l’hanno però ASCOLTATA COL CUORE E SEGUITA IN UNA REALE CONDOTTA DI VITA SANTA E CONFORME AL MIO VANGELO. AMEN.

Invoco, figliolo, su te – col Cuore in Fiamme e con gli occhi gonfi di Lacrime di Sangue, a causa dei dispiaceri che, molto spesso – a volte, anche ogni notte – Mi dai con la tua perversa condotta –, invoco, o figlio da Me tanto amato e smarrito nei fumi densi della lussuria, lo Spirito Santo e Divino di Luce, affinché ti mostri come e quanto  sei voluto cadere in basso.

Perché tu non disperi, guarda – nel tuo cuore ferito e malato, ferito e graffiato dalle unghiate bestiali dell’orso infernale. Guarda, figlio: lo Spirito, il Mio Spirito di Amore Eterno, che ti ha creato e redento, ti mostra anche la Mano della Mia Misericordia, che vuole salvarti e risollevarti. Afferrala PRESTO, o figlio, prima che sia TARDI, e la porta del Regno ti sia chiusa per sempre. Amen.

 

Per ora … ho finito. Va’ in pace. Poi continuerò a parlare a questo Mio povero unto. E’ molto necessario per la sua gravissima situazione, e perché questi scandali  non sono due o tre nella Mia Chiesa, ma diversi.

Benedico! Amen. Il Cristo Pasquale Agnello. Amen, amen, amen”.

 

 

Locuzioni interiori ricevute il 17 aprile 2008, durante un’adorazione al Santissimo Sacramento.

 

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